













PATRIZIA CAVALLI. CHE COSA È MIO?
Ho amato le poesie di Patrizia Cavalli all’istante. Mi hanno subito toccato nell’intimo, conquistato, sedotto, convinto. Non sono mai stato facile con la poesia ma Patrizia Cavalli è una poeta fuori categoria che da forma alla parola con rigore e un’energia vitale incandescente e magnetica. È impossibile non accorgersi di lei o rimanerle indifferenti.
Pochi giorni dopo la sua scomparsa, a inizio estate 2022, ho ricevuto un’appassionata telefonata da Francesca Marciano, amica in comune, che – conoscendo la mia ossessione per la documentazione di case dal vissuto intenso prima della loro definitiva scomparsa – mi invitava a fotografare la casa di Patrizia e a farlo presto: chi l’aveva acquistata in nuda proprietà non avrebbe avuto pazienza né l’interesse romantico di prolungarne l’esistenza. Così, in afose giornate di metà agosto, sono entrato nel suo universo domestico e ho fatto amicizia con lei attraverso il dedalo di stanze che, nel corso di circa cinquant’anni, ha visto trasformare quello spazio da quotidiano a interiore e viceversa: libri, dischi, spartiti, carte, penne, matite, quadri, disegni, fotografie, vestiti, lampade, mobili, utensili e memorabilia vari, compagnia e testimonianza di una vita.
A due mesi dalla scomparsa di Patrizia Cavalli, la macchina fotografica di Lorenzo Castore attraversa le stanze in cui, per oltre cinquant’anni, la scrittrice ha costruito il proprio universo interiore. Ne nasce una sequenza di oltre duecento immagini scattate su pellicola a colori e in bianco e nero: l’ultimo, intimo sguardo alla casa in via del Biscione prima del suo definitivo smantellamento. Dalle vedute d’insieme agli oggetti affastellati nei cassetti, dagli utensili di cucina alle opere d’arte esposte alle pareti, Castore compone un racconto materico e minuzioso, capace di trasformare oggetti, pareti e ambienti in tasselli di un’unica, multiforme effigie in assenza.
«Ho amato le poesie di Patrizia Cavalli all’istante», scrive. «In afose giornate di metà agosto, sono entrato nel suo universo domestico e ho fatto amicizia con lei attraverso il dedalo di stanze che, nel corso di circa cinquant'anni, ha visto trasformare quello spazio da quotidiano a interiore e viceversa.»
Che cosa è mio? diventa così la testimonianza di quest’amicizia postuma, nata dall’incontro tra la voce della poetessa e la lente del fotografo, pronta a catturarne la eco. In questo dialogo muto, tra luce e memoria, prende forma il ritratto di un paesaggio umano fragile, domestico e incandescente, in cui la vita e la poesia di Patrizia Cavalli continueranno, inviolate, ad abitare.
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